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Stralci critici

... Bassorilievi grigi, logorati dal tempo come sacchi di juta ammassati in una vecchia soffitta. Il tempoha la sua importanza nell’arte di Gabriella Pucciarelli.
Le figure sembrano infatti venire da un mondo lontano, affiorare dalle paludi dell’inconscio. Sono fantasmi mummificati nella loro agghiacciante espressione di mistero. Occhi vuoti, bocche semiaperte, visi sbalorditi alla vista del mondo. Finestre della memoria spalancate sulla cruda realtà del nostro tempo.
Una indagine visiva di chi conosce a fondo le vie del dolore, della rabbia, della rassegnazione. E le mani esperte trattano la materia povera dandole quel soffio vitale che trasforma e trasfigura la tela in un teatro drammatico.
Sperimentazioni artigianali già avvenute nei secoli scorsi, passate per le mani di scultori del Rinascimento che usavano il gesso e la tela di sacco per modellare le figure.
Ma l’Artista ha saputo trasformare questa tecnica in un linguaggio carico di pathos, assoluto, insolito, irripetibile. Il risultato è altra cosa delle operazioni macchinose ottenute con il fuoco e il catrame alla maniera di Burri.
Sono atmosfere che lasciano trasparire il racconto delle immagini precarie e inquietanti. …

Romano Battaglia


… E se è vera la definizione di Platone che «poesia è qualsiasi forza che porti una cosa dal non essere all’essere», allora è legittimo richiamarsi ad essa per accennare ai risultati raggiunti dalla Pucciarelli nelle sue opere, dove ella ha veramente trovato l’esatta dimensione del suo spirito: la vita, quella vita che è un tendere ardito ai valori assoluti dentro la continua ricerca di sé, circola nelle calde immagini dell’artista, la quale si ritrova, giorno dopo giorno, «artigiana di sogni». …

Anita Valentini


… Pucciarelli, nella sua pittura a rilievo, che più opportunamente potrebbe essere definita una moderna pitto-scultura, non presenta una contestazione d’epoca, ma l’uomo di tutti i tempi e luoghi che guarda la sua realtà vivente con gli occhi del mondo, per cui più che il teorico nell’opera della Pucciarelli vi è l’artista fortemente umanista che avversa il grottesco e la finzione d’ogni genere, per vivere la ricerca poetica che l’uomo sospira come rivincita della cultura artistica sui drammi dell’inquietudine. …

Giuseppe Martucci


… La manualità artigianale, è in altri termini, la prima componente di quest’arte, che si esercita con la materia in funzione maieutica. La materia, ancora in altri termini, partorisce il mistero.
L’operazione dovrebbe, di primo acchito,definirsi antropologica, ma è forse giunto il momento di proporre una storica sostituzione di questo consumato attributo; nel caso della Pucciarelli, come di altre donne artiste, la gestazione dell’immagine è di natura essenzialmente ginecologica, da intendersi ovviamente nella sua purissima etimologia greca.
Il parto della memoria e della storia presuppone una dilatazione spaziale e temporale profondamente fisica, che nel sacco rinviene il grembo della figliolanza, prima ed oltre la caverna evocata, ma anche la tramatura segreta di altre solide sostanze.
La Pucciarelli partorisce il miracolo della creazione con visceralità razionale della donna, che dona al mondo la paziente impazienza della propria attesa. L’evento è l’estremo atto di fede in un mondo, che l’arte talvolta perde e insieme ri-crea.
La scelta di una materia solo apparentemente povera si riapprende alla nobiltà di un gesto, rigeneratore di vita e di cultura. L’abusato paradigma miseria-nobiltà, tipico della tradizione partenopea, connota, nello specifico della Pucciarelli, la richiesta di un esito provocatoriamente grottesco. …

Francesco D’Episcopo


… Passaggi culturali socio-esplorativi di una Napoli, che, nei suoi quartieri, puntualizza la sofferenza di un popolo e l’indifferenza secolare di una classe politica incapace di azzerare mali esistenziali ed economici. Un impero incessante alimenta la passione di Pucciarelli: ella ha capito che la «verità» non «suffraga» il potere, - «Perché c’è qualcosa che stà alto sopra ogni follia e ogni sapere: è il sentimento della bontà d’animo di altri …» (Kleist) -, allora i volti drammatici del teatro della Pucciarelli ti guardano smarriti allargando le narici, semiaprendo labocca per respirare ossigeno commisto ad ossido di carbonio in un cielo senza cielo, contro una parete che non è muro ma una «lavagna» di sacco, dove, con il «sangue», si può significare, nell’ipocrisia più palese, un gesto d’amore. …

Giuseppe Antonello Leone


… Gli altorilievi di Gabriella Pucciarelli, nel carattere apparentemente «popolare» ed espressionistico ma in realtà densi di una cosciente ambiguità semantica, sono scene di uno spessore umano straordinario, sono drammi immaginati in un teatro povero, rappresentati come sacrifici mistici, antichissimi eppure attuali.
La juta, materia di una povertà assoluta – lastessa che Burri ha elevato a materia d’arte, che l’arte povera ha utilizzato in linguaggi desueti e assai significativi – diventa scultura: viene modellata con gli attrezzi dell’artigianato più povero, colla, aghi, filo e naturalmente mani.
Mani che organizzano volumetrie, spessori, drappeggi, leggerezze e sostegni; mani freneticamente attive,come quelle dei «pastorari» settecenteschi, per dare carattere alle figure, per dar sangue e vigore ai volti. …

Ela Caroli


… Immagini che presentavano veramente una vita sofferta, vissuta. Forse erano i sobborghi e le periferie di Napoli ed anche tante contrade di questo mondo nel nostro tempo. …

Ibrahim Kodra

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Gabriella Pucciarelli | PCCGRL44A52F839D - Scultrice Pittrice - Atelier in Vico Santa Maria delleGrazie 14/A - Capodimonte

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